La ripresa del credito alle imprese in Italia non si ferma, ignorando la forte incertezza e i venti di crisi legati al conflitto in Iran. Secondo i dati di marzo della Banca d’Italia, contenuti nel “Rapporto Banche e Moneta”, i prestiti bancari al settore produttivo hanno addirittura accelerato, segnando un incremento del 2,8%, in netto rialzo rispetto al +1,8% registrato nel mese di febbraio.
Questo dinamismo si pone in netta controtendenza rispetto al resto dell’Unione Europea. Infatti, mentre le indagini della BCE segnalano l’inizio di una stretta creditizia a livello comunitario, l’Italia mostra una fase di particolare vivacità. Anche il “Rapporto di stabilità finanziaria” di Bankitalia conferma il quadro di inizio 2026: il sistema si poggia su banche solide e imprese in buona salute, capaci di resistere strutturalmente anche se l’attuale fase di incertezza dovesse protrarsi.
A fronte di questa spinta espansiva, il costo dei finanziamenti ha iniziato a recepire le dinamiche dei tassi di mercato. A marzo, i tassi sulle nuove erogazioni destinate alle società non finanziarie si sono attestati al 3,38%, in leggero aumento rispetto al 3,33% del mese precedente.
Un ulteriore indicatore dello stato di salute del mondo business arriva dai depositi bancari, la cui crescita ha subito una frenata: +2,5% a marzo, contro il +4,3% di febbraio. Gli analisti leggono questa riduzione della liquidità “parcheggiata” sui conti come un segnale positivo, che coincide spesso con la decisione delle imprese di smobilizzare capitali per far ripartire gli investimenti.
Il punto cruciale sarà misurare gli effetti reali della guerra in Iran nei prossimi mesi. Esaurito il buon abbrivio di inizio anno, i primi segnali di stress per il sistema aziendale – come un possibile aumento dei crediti deteriorati (Npl) o una vera e propria stretta sul credito – potrebbero manifestarsi intorno al mese di giugno.
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