ESG e PMI: cosa prevede il nuovo standard volontario europeo

La Commissione Europea ha pubblicato un nuovo standard volontario di rendicontazione di sostenibilità dedicato alle imprese escluse dalla direttiva CSRD (ossia, quelle con meno di mille dipendenti), prestando  particolare attenzione alle microimprese. L’obiettivo è duplice: semplificare i processi e contrastare il cosiddetto “trickle-down effect“, ovvero il sovraccarico di richieste ESG non coordinate che le grandi aziende e le banche riversano sui piccoli fornitori, generando costi amministrativi insostenibili.

La novità principale è il Value Chain Cap: dal 2027, le grandi imprese soggette a obblighi di rendicontazione non potranno più esigere dai fornitori piccoli informazioni superiori a quelle previste dal nuovo standard volontario. Le PMI avranno il diritto di rifiutare richieste eccedenti, rendendo i rapporti di filiera più trasparenti ed equilibrati.

Per le microimprese fino a 10 dipendenti sono previsti ulteriori alleggerimenti, articolati su due livelli di rendicontazione: il Basic module, che rappresenta il nucleo minimo del sistema e riguarda essenzialmente le microimprese. Il Comprehensive module, invece, richiede informazioni ESG più approfondite e nasce per rispondere alle esigenze informative di banche, investitori e clienti corporate. Pur restando formalmente volontario, questo modulo potrebbe assumere un ruolo sempre più rilevante nei rapporti di filiera e nell’accesso al credito, poiché include molte delle informazioni utilizzate dal mercato finanziario e dalle grandi imprese per valutare il profilo di rischio Esg di fornitori e stakeholder vari. 

Bruxelles adotta così un approccio pragmatico: la tutela della competitività delle piccole imprese torna centrale, senza però rinunciare agli obiettivi di neutralità climatica del Green Deal.

Vuoi capire come il tuo profilo ESG viene letto dalla tua banca, dai tuoi clienti e da tutti i tuoi stakeholder?